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E’ un po’ come farsi fare un maglione ai ferri: si parte con mesi e mesi di anticipo per poi riservarsi qualche settimana. Ma sì, per le per le prove e gli aggiustamenti e i ritocchi.

A febbraio mi sono arruolato tra le file degli obesi, mi son fatto schedare, sciogliere, misurare, massaggiare, affamare, scoraggiare, consigliare, dileggiare, testare, inumidire e depauperare. Mi sono mentalizzato come un marine per arrivare al 15 maggio esattamente al peso previsto dal protocollo teutonico.

E poi il test più difficile: il mantenimento. Oscillare di pochissimo ricominciando a mangiare di tutto, ma nelle quantità che la tua nuova consapevolezza di neomagro ti suggerisce. Il tutto per trenta giorni. E poi per sempre.

Oggi, 15 giugno, che altro non è che il mio (ahahahesimo) compleanno, scarto il regalo che mi sono preparato in questi mesi. Salgo sulla bilancia e lentamente abbasso lo sguardo sul display. Il numero digitale che appare è il favoloso,  strafigo, adorabile, sexy e smilzo 68. A gennaio quello stesso strumento di Satana sentenziava 78,6.

Questo regalo mi piace un sacco. Come biglietto d’auguri mi porta la pressione entro limiti accettabili, a fiocchetto il cuore che non corre e come carta da regalo le polo che scendono dritte. Senza curve di declino.

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Keep on movin’

Dopo eventi universalmente catalogati come nefasti quali lutti familiari e divorzi contenziosi, è il traslocare l’azione che cagiona maggior danno psicofisico agli esseri umani. Sarà forse il necessario riordino che l’attività comporta o la forzata riesumazione di cimeli, fotografie, mementi variegati e colpevoli inerzie di precedenti traslochi, certo è che il trasferirsi appare  impegnativo, fisicamente devastante e fonte di grande depressione.

Degli innegabili vantaggi dello spostarsi però, mi pare che nessuno (sano di mente) osi disquisire con la dovuta serenità.

Chiariamo subito che io lo faccio spesso (no Matteo non parlo ancora di quello): tra studio e abitazione ho traslocato nove volte negli ultimi quindici anni e – si badi – sempre nella stessa città. Ho acquisito una tal dimestichezza nel comporre gli scatoloni,  sceglierli per misura e peso,  impilarli vicino al muro e descriverne il contenuto sul nastro adesivo, che ormai mi pare un’attività umana ineluttabile,  ciclica, come il cambio delle stagioni, gli scandali sessuali o l’isola dei famosi.

Il primo dei vantaggi del trasferimento frequente è il superamento emotivo del feticismo: l’apologia del “questo no non lo butto ché mi ricorda quando eri piccolo”, la lacrima che t’impedisce di gettare quel regaluccio dal legno lievemente marcito, o il diario della seconda liceo con le foto ritagliate di Bono adagiate su un trionfo di cuoricini rossi.

Ma spostarsi di continuo aiuta pure a prendere coscienza della caducità della vita, a non dare nulla per scontato, a godere degli ambienti in cui vivi e assaporare l’attesa di quelli che ti ospiteranno. E poi nuovi vicini, nuovi caffè, tragitti alternativi che ti fanno scoprire scorci inaspettati, negozi appena aperti, oggetti da comprare, nuovi cantori di strada col repertorio limitato che ti diventa subito familiare.

La cosa a cui meno si pensa è che il trasloco spesso rappresenta il dato tangibile di un salto di qualità della tua esistenza: ti si allarga la famiglia,  puoi permetterti un  mutuo,  o magari sposti l’ufficio in un posto migliore. Certo: potrebberto averti anche sfrattato, ma le deroghe in pejus sono rare e poi non scrivo mai post pessimisti.

Ebbene: in questo preciso momento sto trasferendo lo studio in affascinanti locali che quasi non merito.

Per quello non ho resistito.

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Auguri, Splendido

Grazie.

La tecnologia ha indubbi vantaggi divulgativi. Gli auguri ti arrivano via sms appena accendi il telefono, e con la posta elettronica, poi magari via skype e perché no su Friendfeed e su Facebook, in privato o in pubblico.

Ma questi strumenti hanno una funzione ancora più importante: i compleanni te li ricordano! Basta inserire i dati anagrafici mentre compili la scheda d’iscrizione all’account e quando arriva il genetliaco di turno lampeggia qualcosa, emerge una torta con candelina o parte un bip di rimembranza.

Grazie a questi strumenti, oggi, si ricevono auguri nuovi, mai espressi prima, da persone conosciute o ritrovate grazie ai blog e ai social network. E’ tornata la voglia di relazionarsi: mancava solo il mezzo. I social network strappano dall’isolamento, allontanano la solitudine, favoriscono gli incontri, mischiano sensazioni.  

Godere intimamente della nuova socializzazione significa essere ontologicamente e inesorabilmente giovani. Ed è per puro caso che ne parlo oggi.

Perché l’età è come il caldo: non contano i numeri, ma quanto percepito dai sensi.

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Kiss!

Mica ce l’aveva la disco, l’Albergo Italia. Ci si arrangiava con la taverna di  montagna, dotata di stereo accettabile e bar professionale. Ci pensavo io, quale ripetente dal ciuffo maledetto, a somministrare musica e cocktail ai compagni di scuola in settimana bianca. E poteva capitare che t’arrivasse l’insegnante d’inglese dell’altra sezione a guardarti fisso negli occhi. E una prof trentaduenne che ti guarda così - eh diciamocelo chiaramente - vuole una cosa sola: martini dry liscio.

Una sera, però, decidemmo di scendere tutti al Compet: l’hotel più cool, quello con la discoteca vera, le luci strobo, il Grand Marnier con ghiaccio, e poi Shout dritto dritto nella pancia. Tutti giù a piedi, camminando cauti nella ripida discesa di ghiaccio, nella gelida notte di marzo proprio in mezzo agli anni ottanta.

I tornanti ghiacciati riservano sempre sorprese che ti possono cambiare la vita: te la possono tragicamente modificare o fatalmente interrompere. Nel secondo tornante ghiacciato, quella notte, io scivolai inavvertitamente sulla lingua di una ragazza. 

Si narra che ne nacque un bacio. Chi lo promosse e chi lo subì ancora non è dato sapere.

Certo è che se baci qualcuno che dopo venticinque anni sta ancora con te, vuol dire che baci da Dio. 

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3 anni, oggi

E’ un buon segno che questo anniversario mi stesse sfuggendo.

L’oblio sfiorato significa che l’ossessione per il vizio sta lentamente scemando, che aspirare carta non mi appare più un gesto imprescindibile, che nemmeno il momento onirico mi ricorda il desiderio frustrato.

Rifuggo le case o gli studi dove si fuma, non tollero che mi si affumichi a distanza ravvicinata, anche se all’aperto, non collego più il deposito della tazzina del caffè sul piattino al memento della perigliosa necessità.

Nel triennio trascorso si sono alternate vicissitudini stressanti, lutti, contrizioni dei sentimenti, eventi ludici notturni e obnubilati, insomma decine di momenti in cui la sigaretta ci sarebbe stata eccome.

E invece non c’ è stata più.

Nessuna privazione, in realtà, ma costanti arricchimenti. Al posto dell’istanza forte di portare la cicca alle labbra un’evidente, nitida, nauseante e bellissima repulsione per il tabacco fumante.

Quando la necessità si trasforma in fastidio, quello tangibile, che ti parte dallo stomaco, che ti allontana persino dall’odore del tuo passato, allora hai vinto.

E puoi smettere di celebrare gli anniversari.   

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Un anno vissuto pericolosamente

1) Splendidi Quarantenni compie un anno.

2) E’ inutile minimizzare: mi sono sollazzato come un Panda muschiato della Manciuria orientale, animaletto protetto e capace di provare orgasmi multipli anche solo telefonici.

3) Ho scritto circa centoquaranta articoletti tra racconti, commenti, emozioni, risate e poche tristezze. Ho avuto diversi contatti, commenti  sempre pertinenti, intelligenti e amorevoli e soprattutto l’apprezzamento di persone stimate.

4) Ho imparato a scrivere l’essere, sperando di avere.

5) Ho associato più volte le parole alla carne conoscendo, tramite il blog, delle persone con cui mi amerò per tutta la vita, anche in gruppo.

6) Ho conosciuto il disagio di gente sola, disadattata, con seri problemi relazionali, sessuali, mentali, grassa e con la frangetta.

7) Ma ora è tempo di smetterla. Chiudo il blog e vado alla riserva dell’Isola di San Pietro a curare i rapaci vittime di violenze sessuali domestiche.

(E ora scopri quali di queste affermazioni è falsa o quantomeno discutibile.)

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Love is in the year

2009:

ho scritto

e ho conosciuto

ho amato

e ho goduto. 

Vorrei che questo simpatico contenitore per i prossimi giorni diventasse un enorme letto dove le anime blogghe, prima dello scontato amore di gruppo, si sedessero in pigiama, con la tisana fumante in mano, a raccontare una cosa buona che gli è successa quest’anno. Una, almeno una.

Al posto della tisana si può optare per una sambuca ghiaccio e mosca. Cioccolata calda no ché macchia le lenzuola.

Accomodatevi.

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U.S. Band Live Show

Ce l’abbiamo fatta.

Siamo riusciti a riunire i nove musicisti più in forma del panorama nazionale, strappandoli per una sera ai loro tour in giro per l’Italia con i vari De Andrè, Fiorello e compagnia cantante (è proprio il caso di dirlo).

Sabato 18 luglio dalle ore 22 (già mangiati)  risuoneranno nell’incantevole conca dei Colli Berici i fiati nitidi e imprescindibili dei Carollo Brothers (Gianluca e Gianmatteo), il sax erotico di Bigasax (Giovanni Bigarella), le congas caraibiche di Valerio Galla, i rullati oceanici di Francesco Corona, il basso pizzicato del bellissimo Pezzin, la chitarra con l’anima di Sergio Borgo, la tastiera mai doma di Giuliano “Puzzle” Pastore, il tutto per assecondare il graffio vocale dell’immenso Mauro Donà.

Più che un evento, un’esperienza. E come tale, potenzialmente irripetibile.

U.S. Band Live Show – sabato 18 luglio 0re 22. Pane e Tulipani a Torri di Arcugnano (VI)

http://www.paneetulipani-wr.it/   Gradi gps: N 45.49152° – E 011.53263°

http://www.myspace.com/usbandlive

foto us band

Bello ‘sto promo. Quasi quasi mi butto nella pubblicità..

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