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La donna nuda

E’ buffo l’erotismo dei bambini. Sconcertante, a volte. Di certo luminosa fonte di aneddoti e ricordi esilaranti  che genitori, nonni o maestre non vedono l’ora di raccontarsi poi alla sera, al riparo dalle orecchie  innocenti dei piccini.

Io parlo dei maschi, perché di quelli so. Anzi parlo di quei pochi con cui ho avuto a che fare. 

Mia madre un giorno mi raccontò divertita che da piccolo avrei voluto fare il medico; e che alla sua domanda afferente ai motivi di tale encomiabile scelta professionale, densa di implicazioni eroiche, ebbi candidamente a rispondere: per vedere i culetti.

Non so se un brivido le percorse la schiena, ipotizzando scenari equivoci e gomorreschi, di certo si rasserenò poi negli anni ottanta, vedendomi così affezionato alla tradizione.

Il mio secondogenito a due anni non fu da meno,  la volta in cui, godendosi i gustosi bacetti della mamma sulla pancia, la esortò a non trascurare il pisellino.

Quell’erotismo gioioso che ammanta il contegno (comunque composto) dei maschi della mia famiglia, pare conservarsi intatto negli anni: ancora oggi, così come nella prima adolescenza, continuo ad avere moti di gioia infantile quando mi trovo una donna nuda nel letto. Anche se è sempre la stessa.

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Quante volte, figliolo

La frequenza copulatoria delle coppie italiane (106 volte in un anno), enfaticamente riportata nel post che precede, merita un fugace approfondimento.

Posto che fuori dalle urne e sotto le caldi coltri la menzogna è sempre in agguato, infingarda e ben occultata nei meandri del cervello perverso di chi gode a falsare i dati, v’è da dire che il numero sopra riportato non è così abnorme come alcuni mi hanno segnalato sgomenti.  Rifacciamo i conti e proviamo a dividere queste benedette centosei copule chimeriche per le cinquantadue settimane che compongono un felice anno di due persone sane, conviventi e senza problemi apparenti. Ebbene il risultato aritmetico è che si dovrebbe fare all’amore un paio di volte la settimana.

…………………….

Vi ho lasciato questi pochi secondi per fare i vostri conti.

……………………

Questo ulteriore momento riflessivo vi è servito per scegliere l’atteggiamento verso le parole che seguiranno. Se siete sotto soglia avrete elaborato delle scuse e ora siete sulla difensiva, se invece rispettate la media citata, state tirando un sospiro di sollievo e quel bel sorrisone era un po’ che non lo si vedeva.   

Non sono un sessuologo o un terapeuta della coppia. Sono meglio. E anche voi lo siete, visto che la coppia la vivete sul campo senza riempirvi tanto la bocca (qui i doppi sensi erano due e chi li trova può infrattarsi per la terza volta questa settimana).

Allora diciamocelo con franchezza:  questa ponderata media è un giusto compromesso tra l’atavica urgenza maschile - (pluri)quotidiana –  e il muliebre soffio amoroso – “intanto abbracciami” – Ora, siccome considero l’ipocrisia nel sesso istituzionale come una flagello anticostituzionale da debellare, smettiamola con la narrazione fiabesca che ognuno si regola come vuole, che insomma i bambini, il lavoro, lo stress e il logorio della vita moderna. Se rimani sotto soglia per oltre un semestre la tua insoddisfazione strisciante, l’ingestibile bramosia di carboidrati, il martello alle tempie e il galoppante calo della vista hanno tutti la medesima causa omissiva.

Chi si nega danneggia anche te. Pensaci!

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L’Orgasmo Furioso III – il ritorno

Quasi me l’ero dimenticata questa rubrica.  L’introduzione faceva così: L’Ariosto c’entra poco, l’arrosto già di più. Ci addentriamo in un viaggio sensoriale tra cibo, sesso, musica, tendini, sostanze naturali e chimiche. Qual è la volta in cui il vostro corpo ha goduto di più? Quando i vostri sensi hanno sibilato come Scud impazziti? Quando i vicini di casa hanno chiamato i Nocs per far cessare i vostri lamenti animaleschi? Mangiando una Sacher, oppure arrampicandovi sul palco degli U2 per suonare la chitarra con The Edge o mentre giacevate in un immenso letto con l’intera squadra femminile di nuoto sincronizzato, intonando la marsigliese? Se avete il coraggio, raccontatecelo in forma anche anonima, inviando il contributo via mail a splendidiquarantenni@gmail.com, possibilmente allegando una foto della vostra mano destra.

Partimmo nel febbraio 2009 e solo due anonime impavide mi inviarono i loro deliri sensoriali. Ora S.T., che suppongo donna, mi manda  il suo contributo. La lettura è consigliata ad un pubblico maturo, sebbene giovane dentro.

“doccia, baciarsi mentre  l’acqua calda ci batte addosso. mi strofino contro di te, ti stringo, mi stringi, ti inginocchi. sento la tua lingua sull’ombelico, i denti sulla pelle. ti prendo la testa tra le mani e la porto più giù. la spingo più giù. mi apri le labbra con le labbra, mi succhi, mi mangi. sparisco. respiro. sollevo una gamba, la sinistra, e te la passo su una spalla. stringo il tuo corpo al mio con le cosce, la schiena appoggiata alla parete scivolosa della doccia. l’acqua continua a cadere. ti tengo la testa, ma senza forza, solo un tocco sui capelli. sei bocca. sono cibo. poi sento le dita sotto la lingua, le tue dita con la tua lingua, i polpastrelli caldi che entrano, giocano, mi cercano. smetto di respirare. l’acqua mi accarezza, tu mi annienti. fermati. non voglio venire. fermati, lo bisbiglio. non mi ascolti, continui. credo che potrei cadere. ho paura di poter cadere. mi succhi ancora, mi cerchi con la lingua e le mani, mi schiudi, mi apri.
penetrami.
ti prego. ma non lo dico ad alta voce, lo sto solo gemendo.
smetti, mi guardi. ti alzi.
mi trattieni, perché io davvero potrei cadere.
mi giri, le mani sulla schiena, sui fianchi, sul culo. finalmente mi penetri, da dietro. la tua bocca sul mio collo, sulla nuca, tra le spalle.
allunghi una mano e mi tocchi. sei dita, sei carne.
respiro, sospiro, non prendo fiato. gemo.”

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Rivelazioni/10 Friendfeet

Ieri sera, mentre mi scapicollavo a 38 all’ora tra Castel San Pietro Terme e Bologna, intervallando curiose apparizioni mistiche a canzoni di George Benson Live in L.A., ho  finalmente realizzato, dopo anni di sperimentazione, quale sia l’atto erotico per eccellenza, l’archè di tutti gli sconvoglimenti psicosomatico sensoriali, la summa dei piaceri della carne e del pesce.

No. Non parlo di quelle cose lì che ci si tocca l’intimità come dei primati, non disquisisco dei lascivi sfioramenti da uomini e donne di Neanderthal, né penso a volgari introduzioni di pezzi di uno all’interno dell’altra e/o viceversa che al giorno d’oggi tra uomini sensuali, transnazionali, eunuchi pentiti e Saffo col baffo, non si capisce più cosa va e dove.

No, non parlo nemmeno di quelle riunioni viziose e sediziose dove gli invitati si scambiano a caso partner e chiavi della macchina, tanto da rischiare di trombarsi la mamma della festeggiata nella Panda 4×4 del giardiniere.

E di certo non mi addentro nei meandri di filmini fatti col cellulare e riversati in rete su Tube di qua e redporn di là, dove ad ogni spinta il telefono si sposta fino ad inquadrare, al culmine dell’amplesso, il vaso finto Venini che hai sulla credenza della nonna.

No, eleviamoci per un attimo ad atti sì tangibili e carnali, ma che avvicinano catarticamente il corpo all’infinito, eludendo tutte le accezioni cronotopiche. E basta scherzare. 

Parlo del massaggio ai piedi. L’unico atto con cui  – aprendo sapientemente il pollice a 310 gradi su tutta la superficie plantare - riesci ad accarezzare il corpo intero della tua fortunata vittima, essendo colà disegnato e collegato ogni più recondito organo umano, dolcemente dolorante o intimamente bramoso di soffici digitazioni.

Si insiste sui polpastrelli, ci si insinua tra di essi, piegandoli a guisa di stretching, si preme in più punti fino a provocar sensazioni estatiche convulse tali da rasentar la riflessologia plantare preorgasmica. Senza dimenticare la caviglia, o meglio: il lembo tra tallone d’Achille e il polpaccio, laddove risiede il magico tendine dell’amore puro.

Allora, stasera, quando tornate a casa, date una carezza ai piedi dei vostri amati. 

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Intervistami tutta

Lindalov  ha un blog sessualmente orientato (http://lindalov.blogspot.com/)  Lei ci scrive cose sul sesso, ci vende oggetti vibranti e rotanti in tema e dà consigli per una corretta utilizzazione di arti e orifizi di donne volenterose e uomini di talento. Insomma un blog che ha una sua utilità sociale. La cosa che però incuriosisce è il contrasto tra la spregiudicatezza del  blog e la sensibilità, la dolcezza e la fragilità degli scritti della Linda. Per conoscere meglio la sua intimità (non quella, quell’altra), le abbiamo posto qualche domanda e lei così ha risposto. Questa cosa qua si chiama intervista, cioè uno chiede e l’altro se ha voglia risponde. Intervista dunque.

Tu sei andata a scuola dalle suore vero?
assolutamente no. (quelle dell’asilo contano?)

Perché sex toys e non bigiotteria o fiori?
Perché Noemi e non Veronica?

Più uomini o più donne tra i tuoi clienti?
Per adesso uomini 

Cosa acquistano gli uni e cosa le altre.
gli uni stimolatori anali e le altre lingerie e vibratori

 L’oggetto più stravagante che tu abbia mai venduto.
non l’ho venduto, l’ho fatto recapitare, come favore: una
paletta per sculacciare in pelle di coccodrillo
 

 Quello più prezioso o costoso.
il vibratore in oro 24K della Lelo, ma Beckham ha superato
tutti.
 

Provi tutto quello che vendi?
Si, decisamente. Tranne ciò di cui non ce ne é bisogno
come i prodotti per sculacciare. Io mi faccio sculacciare e
basta.

 Se tua nipote ti chiedesse un articolo cosa
 risponderesti? (tua nipote ha 16 anni)
Non ho nipoti.

 Il coniglietto vale veramente i soldi che costa?
Quasi come ogni accessorio erotico direi di no.

 

 Ha un futuro questo governo?
Anche l’impero romano crollò.

 

Domande?

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Le verità nascoste.

Dicono ch’io non abbia peli sulla lingua. Un complimento.

Ma s’anche io li avessi,  non sarei degno di biasimo, tradendo, questi, una recente attività di immenso altruismo.

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ma se Trabucco ci incanta con 30 parole, posso io stomacarvi con 29?

Sì.

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Una coppia inseparabile (Lindalov, ma dove sei?)

da TGcom.it di ieri che riprende la Gazzetta dell’Adda (http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo448705.shtml

“Cassiera lei e guardia giurata lui, entrambi sposati e con prole, da tempo erano amanti. Ma la loro ultima performance erotica, nelle toilette del centro commerciale della Bergamasca dove entrambi lavorano, è diventata un incubo per entrambi. Qualcosa, infatti, è andato storto, e i due sono rimasti attaccati. Alla fine, disperati, hanno dovuto chiedere aiuto al 118 che, ancora avvinghiati, ha trasportato i due amanti all’ospedale.

Tutto è cominciato, riferisce la “Gazzetta dell’Adda”, quando la cassiera, appena terminato il turno di lavoro, ha cercato il suo amante: la guardia giurata ha detto ai colleghi che si sarebbe allontanato qualche minuto per un caffè e ha raggiunto la donna in un bagno. Qui la loro passione ha preso il sopravvento, e i due si sono avventurati in un rapporto anale. Ma qualcosa è andato decisamente storto, e i focosi amanti non sono più riusciti a staccarsi.

Dopo diversi, inutili tentativi, i due hanno dovuto chiedere soccorso al 118: gli infermieri, non senza parecchio imbarazzo, hanno caricato i due sull’ambulanza dopo averli opportunamente nascosti sotto un telo durante il trasporto in barella, e li hanno trasportati all’ospedale per l’operazione di distacco.

L’arrivo dell’ambulanza al centro commerciale, però, non è passato inosservato: attorno all’autolettiga si è infatti radunata una folla di curiosi. Tra questi anche il marito della cassiera, che con il figlio si era recato al supermercato per fare la spesa e stava attendendo la fine del turno della consorte. Quando si è accorto che sotto il telo c’era la moglie e che “incollato” a lei c’era un altro uomo, è svenuto ed è stato soccorso dal personale del 118.

Pochi minuti dopo il malcapitato si è ripreso, e i presenti hanno dovuto faticare non poco per evitare che compisse una follia. Oltre alla scoperta in flagrante e all’imbarazzante figura, la scappatella dei due amanti si è quindi conclusa anche con il licenziamento in tronco della guardia. La cassiera, invece, si è salvata, almeno dal punto di vista lavorativo, poiché al momento dell’”incidente” non era più in servizio.”

Penis captivus o culus vorax?

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Asterix, Obelix e Meretrix

 Sulla Merlin la penso così. Parto da lontano, ma sintetizzo e finisco presto.

Uomo e donna sono programmati geneticamente per riprodursi, al fine intuibile di continuare la specie. Ciò significa che avvertono una pulsione sessuale ineluttabile e ricorrente che, se a lungo insoddisfatta, finisce col tramutarsi in disagio psico somatico, con conseguenti deviazioni comportamentali, malattie, depressione o semplice giramento di balle.

I belli, i fortunati, gli innamorati e i ricchi scopano regolarmente. Gli altri no. I brutti, gli sfigati, i timidi, i disabili, gli anziani hanno due sole possibilità: brutalizzare qualcuno o pagare il sesso. Il primo è reato, il secondo fa finta di non esserlo ma è come se lo fosse. Quindi, la normativa attuale che sostanzialmente vieta di andare liberamente a puttane, viola sicuramente un paio di precetti costituzionali: quello che sancisce l’uguaglianza tra i cittadini (art. 3) e quello che tutela la salute (art. 32).

E allora, ne converrete, bisogna consentire a chi intende offrire liberamente e senza costrizioni il proprio corpo, di farlo in locali organizzati, puliti, sicuri, e pure in regime di esenzione iva, come le spese mediche, perché in fondo è un trattamento ontologicamente sanitario o comunque a favore della salute pubblica.

I vantaggi sono intuibili: via gli operatori del sesso dalle strade, lotta seria al racket, enormi denari trasferiti dalla malavita allo stato, diminuzione delle violenze sessuali, riduzione delle malattie mentali e di quelle sessualmente trasmesse, aumento della felicità.

Che rivoluzione sarebbe! Immaginate i titoli sui giornali. Libero: l’Italia va a puttane. La Sicilia: dalle lupare al lupanare. Sole 24ore: 730 per il 69. Repubblica: ancora Casini. Casachiusa, il nuovo mensile di idee arredo per il tuo postribolo.

Ah se ci ascoltassero anche oltre Tevere. Ci giocheremmo pure la carta del canonico remedium concupiscentiae con immediati vantaggi anche per l’elvetico corpo di guardia. Ma sapete com’è: nemo propheta in patria.

Infatti Amburgo pullula di bordelli.

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Lap dance

Io una volta mi ci recai in uno di quei locali là.

Ci andammo in gruppo per festeggiare un tardivo addio al celibato di un collega. Lo so che state già sorridendo, malfidenti che non siete altro, ma se la smettete di tirare conclusioni affrettate, vi racconto fedelmente com’è che andò. Oh.

Dicevo, si stava tutti noi sei o sette bei professionisti giovanili seduti su un divanetto tondo che assecondava la forma di un tavolino. Dal centro del tavolo partiva un lungo palo, fino al soffitto. Sopra al tavolo, champagne. O prosecco. Ma chissenefrega.

Insomma, tutti seduti di fronte al palco centrale a fruire della seguente esibizione: una ragazza, al ritmo di una lasciva melodia, ondeggiava i fianchi e pareva avere tutta l’intenzione di privarsi della biancheria intima. Infatti si tolse in pochi istanti il reggiseno e, potete credermi, a un certo punto decise di sfilarsi pure lo slippino, che già, in ragione delle ridotte dimensioni, lasciava ben poco all’immaginazione.

L’imbarazzo tra noi astanti si fece palpabile. Sottolineo i termini astanti e palpabile, per chi si fosse sintonizzato solo ora .

Nel bel mezzo del demoniaco ondeggiare, la ballerina, altrimenti definita figurante di sala dal contratto collettivo nazionale di settore, con maestria giocoliera riuscì ad estrarsi dall’Innominata una sorte di colorato pallottoliere, lanciandolo tra la folla in tripudio. La folla, per inciso, era composta di soli uomini, i quali fischiavano come al ranch, battevano le mani sul tavolo e sovente trascendevano in commenti triviali.

Dopo il lancio dell’oggetto colorato, ella, molto probabilmente una ragazza dell’Est Europa, si avvicinò al nostro tavolo e con un poderoso colpo di reni si avvinghiò al palo, a testa in giù. Pareva una serpe. Un gesto atletico che tutti noi ammirammo rumorosamente pensando ad una sola cosa: il cirque du soleil.

La serpe cominciò a scendere caposotto. Allungò la lingua biforcuta e lentamente la infilò nel collo della bottiglia. Nessuno bevve più, poi: s’era già bevuto abbastanza prima.

Una piroetta e, come d’incanto, la ragazza si catapultò sul nostro divano, completamente priva di indumenti. Cadde proprio in braccio ad uno di noi, il più bello (no, non il più splendido). La signorina ebbe quindi un tardivo sussulto di pudicizia: prese le mani di lui e si coprì i seni.

All’istante fummo avvicinati da alcune ragazze spuntate dal nulla. Com’erano abbigliate ci insospettì non poco.  Ma pure l’offerta di esibirsi privatamente con un contributo spese di euro cinquanta ci lasciò letteralmente a bocca aperta. Capimmo in un lampo che non erano innamorate. Allora noi, fieri e delusi per l’assenza di sentimento, si rifiutò l’offerta con moderato sdegno. Sul punto, va detto, alcune testimonianze divergono, ma insomma i dettagli annoiano.

Lo ammetto: il sesso in pubblico mi ha sempre imbarazzato. E anche quando si faceva l’amore di gruppo in spiaggia, tiravo sempre un sospiro di sollievo all’arrivo della polizia.

Scherzo, ovviamente.

Mica arrivava sempre, la polizia.

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Orgasmo furioso II – la vendetta

Dopo il contributo di Transgenica, continua la rassegna delle vostre testimonianze di quella volta – o,  se siete fortunati, di quelle volte  - in cui il vostro corpo ha percepito l’ebbrezza dei tendini, lo sguarattamento delle sinapsi, godendo (a ridaje) come un calamaro in transumanza di cibo, sesso, musica, paesaggi, sensazioni o chiamale, se vuoi, emozioni.

Continuate a scriverci a splendidiquarantenni@gmail.com, liberandovi delle vostre ataviche timidezze inibitorie (fino ad ora inespresse per la verità).

Questo è il contributo di Annarè. Mandate a letto i bambini.

In un altro letto, ma devo dirvi tutto?

ANNARE’

Voglio. Scoparti. Adesso.
Non dirlo, non dirlo, non dirlo, pazza!: non lo sai che la fretta è nemica dell’amore?
Non lo dico, ma parlano per me due tettine impertinenti che occhieggiano attraverso la canottierina estiva. Fai finta di non vederle o cosa?
Oppure no: sei tu che mi chiami, con quegli occhi lì; che non so cosa aspettarmi da quegli occhi lì.
Non so come e non so quando, la canottierina scivola via e le Impertinenti, prima una e poi l’altra, ridono e godono in un bacio di labbra e di lingua, rosa su rosa che paiono fatte della medesima pelle. Ma com’è che la tua lingua me la sento tra le gambe?

Io. Sono. Liquida.
Diglielo, che vuoi le sue mani. Stavolta lo dico: “Voglio le tue mani.”
Tu lo sai, dove. Toccami.
E invece tu no: sciogli, sbottoni, svesti, ma non tocchi.
Te lo dicevo che era troppo presto. Aspetta.
Aspetto. Respiro. Bacio.
Adesso no, dài, non è più troppo presto.
Ancora rosa su rosa, che lecca, gioca, morde, scivola; e contemporaneamente mani: calde, grandi, decise, che accarezzano senza timidezza. Ancora. Ancora. Ancora.
Vai più giù.

Mi. Scivoli. Dentro.
Con due dita, poi tre, poi non so più (non è più alle tue mani che penso). Non smettere.
Ma se continui così vengo subito.
No, ancora no: trattengo, bacio, aspetto. Tu, senti i miei respiri. E poi non trattengo, non bacio, non aspetto più.
Lo so, quello che vuoi da me. Allora tieni, e ascolta: silenziosilenziosilenziosilenziosilenzio. Silenzio: tutto per te…

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