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Lezione 2: la carbonara

 

Eccoci alla seconda lezione di cucina per uomini veri, indipendenti, realizzati e autonomi nel dire e nel fare. Lo facciamo, come sempre, intervistando eroi che cucinano per passione o per necessità.

A Splendidi quarantenni oggi c’è Mario, di Chiasso, 42 anni, devo dire portati alla grande.

M.“Wow, grazie tante.”

SQ “Medico, vero Mario?”

M.“Si, sono gino ortopedico al GraefenbergZentrum di Zurigo.”

SQ“Spiegaci in breve la tua specializzazione.”

M.“ In buona sostanza la gino ortopedia si occupa di curare le fratture agli arti che ci si procura nella vana ricerca dei centri orgasmici del corpo femminile, come il chimerico punto gigio, per esempio.”

SQ“Ah, cose sul piacere femminile, quindi. Non ne so moltissimo per la verità.”

M.“Non mi stupisce: sei un uomo.”

SQ“Già… e senti Mario, il tuo hobby è la cucina?”

M.“ Non solo. Nel tempo libero sono anche impegnato nel sociale. Faccio volontariato in alcuni centri di recupero.”

SQ“Mario sei veramente un grande. Siamo orgogliosi di averti qui. Chi aiuti?”

M.“Collaboro con una struttura che si prende cura delle donne che non sanno cosa mettersi a capodanno. Spesso stazionano per ore in posizione eretta davanti all’armadio e ciò provoca pericolose deviazioni della colonna vertebrale.”

SQ“E qui c’è un finanziamento europeo, suppongo.”

M.“Chiaro.”

SQ“Bene. Cosa ci prepari oggi?”

M.“Vi propongo una pasta alla carbonara. Un piatto storico, forse risalente agli umbri che lo tramandarono ai romani. Certo, non è leggerissimo, ma sempre di grande effetto.”

SQ“Ingredienti?”

M.“Allora uova, guanciale o pancetta se volete star leggeri e pecorino, anche se in alcune zone si usa il parmigiano. Consiglio di mischiare i due formaggi per alleggerire un po’ il sapore. Come pasta si usano spaghetti, vermicelli, bucatini o anche spaghetti alla chitarra. Personalmente consiglio solo ingredienti biologici, equi e solidali.”

SQ“Vai, oh  mio cuoco progressista.”

M.“Si rompono le uova nella terrina, un tuorlo per commensale più uno intero, e si sbattono leggermente; si aggiunge poco sale e del pepe a piacere; si taglia il guanciale o la pancetta a dadi e si fa rosolare sul fuoco su pentolino antiaderente, senza olio, fino a far diventare croccante e trasparente la parte grassa. Alle uova si aggiunge poi del pecorino o del parmigiano grattato in senso antiorario da mani esperte.”

SQ“Sei un perfezionista.”

M. “Insomma… Il formaggio lo faccio grattuggiare dalle degenti di un centro sperimentale di ricerca.”

SQ“E qui torna fuori lo scienziato, eh Mario?”

M. “Lì sono tenute in costante osservazione le uniche quattro donne del pianeta che controllano l’olio alla macchina. La sperimentazione è appassionante. Pensa, dopo solo un anno di trattamento farmacologico associato ad elettrochoc a una di queste è venuto anche l’impulso di pagare il bollo in tempo.”

SQ“Mi fai venire i brividi. Certo che la scienza sta facendo proprio passi da gigante.”

M.“Puoi dirlo. Non so se rivelarlo, sai… per scaramanzia, ma contiamo nell’arco di un decennio di vederle tutte e quattro in un autolavaggio il sabato pomeriggio.”

SQ“Mi viene da piangere.“

M. “Tornando alla nostra pasta, la si scola a fine cottura, la si versa nella terrina dove abbiamo amalgamato uova e pecorino e sopra ci aggiungiamo i dadi di pancetta croccante.”

SQ“Che bontà. Senti, che vino consigli per la nostra carbonara?”

M. “Direi bianchi di buon corpo e acidità, tipo Frascati Superiore, Est Est Est, Tocai del Friuli o anche Sylvaner. Io ci associo del vino biologico prodotto da una cooperativa sociale con cui collaboro .”

SQ“Ecco si. Sentiamo. Che disagi curano lì?”

 M. “L’uva è pigiata come un tempo dalle ospiti in cura per aver smagnetizzato volontariamente la Visa al primo giorno di saldi.”

SQ“Finanziamento?”

M. “Regionale.”

SQ“Grazie Mario. God bless you. Good night.”

M. “Grazie  a voi… e ai telespettatori.”

SQ“Ti accoltello.”

M. “Scherzavo.”

 

  

 

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Lezione 1: il sugo

 

Lezione 1: il sugo 

L’uomo vero, per sopravvivere in assenza delle donne che normalmente lo sfamano e per potersi dichiarare indipendente, libero e realizzato, deve avere dimestichezza con fornelli e tegami.
Per questo appare imprescindibile affrontare un corso culinario.
Lo facciamo tramite una rassegna di ricette base, raccontate direttamente da uomini splendidi che sanno cucinare.
Siamo andati a trovare Luigino, decisamente ultraquarantenne, originario di Civitanova Marche e per molto tempo single incallito e cuoco per necessità.
SQ: Ciao Luigino e benvenuto a Splendidi quarantenni.
L: “Grazie a te e un saluto ai telespettatori.”
SQ: Allora io non ho il culo della Clerici e questa non è la televisione.
L:” Volevo rompere il ghiaccio con una battuta.”
SQ: Tu sei ingegnere vero?
L: “Non vedo il nesso”
SQ: Allora, un giorno in treno una ragazza mi ha spiegato questo concetto: un ingegnere dopo l’amore ti chiede sempre: ti è piaciuto? Un umanista resta silente e ti abbraccia a cucchiaio.
L” A parte il cucchiaio continuo a non vedere il nesso con il nostro incontro.”
SQ: Si… senti Luigino, per tornare a noi, volevo farti subito una domanda: che legame c’è, per te, tra cucina e seduzione. Quanto ti ha aiutato, da single, saper cucinare nella tua attività diciamo… di fornicazione impenitente.
L: “Ma..guarda..devo ammettere che aiuta, aiuta molto. Quando hai il grembiule e un mestolo in mano la donna già ti brama, cioè ti guarda in un certo modo, infila il dito nel pentolino del sugo e poi si succhia l’indice, fa schioccare la lingua strabuzzando gli occhi. Cose così insomma.”
SQ: Ah però.. credo che oltre a saper cucinare, sia importante saper scegliere le commensali…
L: “Anche… comunque a giovarsi dei miei piatti erano soprattutto gli amici, perché mentre io cucinavo, loro si appartavano con le ospiti…. insomma hai capito.”
SQ: Che meraviglia l’amicizia… senti, che ricetta ci illustri oggi?
L: “Partirei da un sugo semplice a base di pomodoro per condire gli spaghetti. In cucina, come nella vita, la semplicità paga sempre”
SQ: Vai, filosofo delle mie castagne.
L:”Allora intanto si taglia fina fina la cipolla e si fa morire in un pentolino..”
SQ: Allora qui ti devo fermare perché si è già parlato tanto in questi giorni di crudeltà in cucina. La cronaca riporta condanne a ristoratori che tenevano le aragoste sul ghiaccio per poi bollirle vive e non vorrei fomentare altre atrocità. Qual è il metodo per non far soffrire la cipolla prima della morte?
L: ” Guarda genio, intanto la cipolla non soffre, tutt’al più soffrigge e comunque io, prima di tagliuzzarla, la lascio prudenzialmente un paio d’ore davanti alla tv. Dopo due ore di Porta a Porta puoi anche grattugiarla. Non si narcotizza più con l’etere, ma via etere.”
SQ: Continua, cabarettista rubato ai fornelli.
L: “Tagliuzzata la cipolla si mette in un pentolino con dell’olio d’oliva, direi cinque cucchiai. Volendo si può aggiungere uno spicchio d’aglio. Poi si lavano i pomodori e si scottano per qualche minuto in acqua bollente.”
SQ: Il pomodoro me lo scotti vivo?
L: “Per stordire il pomodoro sono sufficienti due vecchie puntate di Dallas”.
SQ: Noi ci capiamo.
L: “I pomodori, ormai morti bolliti, vanno scolati con una schiumarola, spellati, tagliati a metà e privati dei semi.”
SQ: E qui, scusami, ma ci vuole coraggio. Sei un mostro.
L: “Lo so. Si mettono i filetti di pomodoro nella casseruola e si fa cuocere a fuoco vivace così perdono acqua. Poi si prelevano con dolcezza cinque o sei foglie di basilico, non prima di averle narcotizzate; si puliscono e si strappano a metà per dare più profumo e si gettano nel pentolino.”
SQ: Bestia.
L: “Aggiungiamo sale e pepe e lasciamo cuocere per una quindicina di minuti a fuoco moderato. Poi basta condire la pasta e servire in tavola, sempre che gli ospiti si siano alzati dal letto.”
SQ: Con che vino ti ubriachi mentre aspetti i tuoi amici fornicatori?
L: ” Non è un piatto impegnativo per l’abbinamento. Vanno bene anche i bianchi fermi, ma non le bollicine. Io prediligo i rossi e consiglio Primitivo di Manduria”
SQ: Grazie Luigino, God bless you. Good night.
L: “Grazie a voi.”

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