Ho passato ventidue anni con mia madre e ventidue senza.
Assenza incolmabile, come un suono in una stanza vuota che rimbalza all’infinito nell’eco della mancanza, sporcato dal rimbombo dei muri disadorni.
Millecentoquarantaquattro pranzi domenicali materni mi sono perso, e anche se altri deschi adottivi, alcuni dei quali principeschi, vi hanno sopperito, mi mancano le pietanze materne, quelle preparate col tempo lento della festa, il pan grattato sulle cime di rapa, le imperfezioni callose della pasta fatta a mano, il fegato un po’ duro ma squisito, l’intento malcelato di assecondare i miei gusti, osando tra le vette della sperimentazione con ciò che aveva in frigo.
Una madre che cucina per il figlio suona musica propria. Solo cover per gli altri.
Che dire, bellissimo post.
Nella chiusa, la chiave di lettura: “Una madre che cucina per il figlio”,
non per il marito, non per la figlia.
La mamma per il figlio.
Grazie. Mi sa che il rapporto madre/figlio avrà sempre qualcosa di speciale, e ci dispiace per gli altri…
Verissimo, ma senza dispiacere. Per fortuna la natura in questo caso ha rispettato la par condicio, e alle femminucce ha donato un rapporto speciale con il padre…
bellissimo
bel post….
guarda un po’, in tutti questi anni il fegato non te l’ho mai preparato.
non mi è proprio mai venuto in mente.
prossimamente su questo desco (se non avrai niente in contrario) figà de fegato ala veneta venessiana, OK?
Con tutto ‘sto figà ala venessiana mi pare che pure il pc sappia di segola… :S