Piano piano

Le sensazioni tattili archiviano i ricordi forse meglio delle emozioni visive o delle parole parlate. Dei profumi no, certo. Tuttavia, mentre gli odori ti scagliano violentemente indietro nel tempo per poi tramortirti con flash emotivi inaspettati, toccare le cose lo scegli, quando e come vuoi. Ed è sempre un riaffiorare lento, pilotato, consapevole. A volte lo fai per rivivere piccole scosse, più spesso per rassicurarti.

Non mi sorprende che mio figlio principe mi chieda di accompagnarlo allo scaffale dei soffici maglioni di cachemire, né che le persone cerchino così spesso il contatto fisico, pur avendo superato i due anni di età.

La selezione degli oggetti prescelti è estremamente soggettiva e si avvale di scelte casuali. Lo scopri per caso ciò che ti piace toccare, ma devi quasi abusare delle mani per scoprirlo. Per questo è inconcepibile il divieto di sfiorare le statue di Rodin a Parigi. Non puoi farne a meno, semplicemente. E i custodi dovrebbero farsene una ragione.

Io tocco le risme di carta. Le scarto e poi le tengo tra pollice e indice. Con entrambe le mani. Non so perché ne sono attratto: forse inconsciamente assorbo sensazioni di opulenza, di pulizia del bianco, di ordine simmettrico. Poi le annuso pure prima di inserirle nel cassetto della stampante: l’odore della carta è rassicurante e buonissimo.

E poi cerco la manopola del gas della mia moto. Ma la mia moto non è più giuridicamente mia e ora scorrazza per il centro di Londra sotto al culo di chi sa chi e così mi capita di toccare quelle degli altri, parcheggiate fuori dai locali. Sono morbide le manopole della moto e per quanto la gommapiuma nera tenti di assorbire le vibrazioni che il gas le impone, qualcosa sfugge. E mentre  stringi  la destra e ruoti il polso, le residue scosse sfuggite ti salgono veloci sul braccio, su fino alla testa facendoti vibrare leggermente le ossa del cranio. Quel gas decide le accellerazioni della tua libertà ed è fin troppo facile spiegare l’invaghimento tattile.

Ma sono i tasti del pianoforte gli oggetti di cui non posso proprio fare a meno. Un piano l’ho sempre avuto in casa: verticale, poi a coda, in futuro magari elettrico, ma il bianco e il nero dei tasti di legno e avorio hanno scandito con immutato rigore cromatico i miei eventi. Come io non sia ancora diventato un pianista non è dato sapere. Forse la materna sacralità che ammanta quello strumento mi ha impedito di giocarci. Magari dovrei imparare a toccarlo senza reverenza.

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10 commenti

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10 risposte a Piano piano

  1. io ti ci vedrei benissimo, a suonare il piano. Hai la postura e lo sguardo di chi ci si può sedere accanto e toccarlo

  2. E non hai una pettinatura da quindicenne idiota come quella di Allevi ;-)

  3. da questo pezzo ti ruberò l’idea di imparare ad accostarsi a quel che amiamo
    senza reverenza.

  4. (Pensavo… toccare quei tasti protetti dalla pellicola della reverenza non significa amarli meno intensamente, ma forse amarli solo sottovoce, “piano piano”…)

  5. volevo dirti che col nuovo template non ti riconosco più

  6. vix

    un gran bel(lissimo) pezzo, anche se, a causa della mia immensa ignoranza musicale, non saprei portare un adeguato paragone pianistico.

  7. ndr

    Ma no, ma no! Mica è vero che si sceglie sempre cosa toccare e quando. Spesso quando si va per toccare qualcosa, si tocca anche qualcosaltro. Ad esempio adesso tocco i tasti della tastiera, e scelgo di toccare proprio i tasti, ma la scelta di toccare i tasti della tastiera mi fa anche toccare parte degli avambracci sulla scrivania. Per non dire che sono seduto e tocco la sedia. Poi l’altro giorno ho tirato fuori il piumino, e quando ho messo le mani nelle tasche, ho scelto di mettercele, ma ho trovato qualcosa che non pensavo ci fosse. Per non parlare dei contatti fortuiti mentre si cammina sui marciapiedi affollati. Non sempre pilotiamo ciò che finiamo col toccare, ecco. Credo.

  8. Il tatto. Gran cosa.
    Necessità. Sì anche per me è una necessità.
    Toccare ripetutamente persone o cose che mi danno sicurezza, mi fanno sentire amata e e ben accetta.
    Mi hanno sempre presa in giro per quanto abbraccio e bacio…io trovo sempre la scusa che non sono di origini piemontesi…loro fanno cenno di aver capito (capito cosa???!!) e mi lasciano fare…

  9. Questo post è veramente bello. Ma proprio bello. Grazie.

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