Archivi del mese: luglio 2010

emendatio brevis romanae linguae

Ho raccolto da più parti, non ultima da Lady Splendor, diverse annotazioni sull’uso scorretto che - per esprimere irritato stupore ossia un amaro” ah però” –  noi nordici faremmo di una locuzione tipicamente romana.

L’espressione, invero colorita, forse scurrile ma certamente efficace, sarebbe ” e ‘sti cazzi.”

Ebbene, i blogger e friendfeeder capitolini evidenziano come la locuzione in oggetto in realtà esprima disinteresse e non stupore. Significa in sostanza: non mi tange, I don’t care, e sti cazzi appunto.

Il corretto intercalare per sottolineare lo sdegno stupito – continuano gli amici della città eterna  – è invece: ” me cojoni”.

Allora, per rendere concreta la lezione romana, proviamo a fare un esempio. Se ci dicono che i biglietti per il concerto degli U2 a Torino costano fino a 270 euro, risponderemo “e ‘sti cazzi” per rivelare che tanto non ci saremmo andati e dunque chissenefrega, mentre caleremo un sonoro “me cojoni” per esprimere disappunto all’udire un prezzo tanto esoso per i 4 irlandesi che si professano pure di sinistra.

Nel caso in cui lo sdegno ci porti a rinunciare a malincuore al predetto spettacolo e vorremmo esprimere fermo biasimo nei confronti della band, potremmo rinforzare e chiudere con un “a li mortacci tua”.

 

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weak in the presence of beauty

 

(photo by syl@)

Avrei voluto scrivere del valore della bellezza, dei canoni classici oppure orientali dell’avvenenza o, ancora, di quelli popolari  del bello ciò che è bello ma che bello che bello che bello, insomma: tentavo di condividere alcuni lampi sensoriali difficili da rendere intelleggibili.

Poi, per caso, ho trovato in rete la foto di questa donna, sconosciuta; forse uno scatto rubatole in confidenza. Anzi, mi piace pensare che ella magari mai saprà di questa effige ormai appannaggio del mondo, dono discreto agli occhi di tutti.

Ebbene mi sono messo ad osservarla, questa donna, e ho cercato di carpirne i segreti, rubarne le confidenze, indovinare l’oggetto della sua attenzione. In questa mia folle e scriteriata indagine dai risvolti imprevedibili sono incappato nella sensazione che cercavo, gradualmente divenuta - grazie alla consueta ipertrofia dell’ego - uno splendido dogma: la bellezza è potenza perché genera debolezza.

Osservatela, questa donna ed ammettetelo senza vergogna: ella vi domina con il solo sguardo. Intendiamoci: voi non le credete affatto e siete pienamente consci che vi sta prendendo per il culo. Eppure ne subite, rapiti, la forza magnetica, pericolosamente diffusa da pupille pervase di intrigante ilarità.

Liberatevi dai lacci della prudenza e tuffatevi in questa espressione. Nuotate tra le onde dell’inespresso e approdate sulle sabbie dorate dell’allusione. Cosa vi seduce se non il “sottinteso” da quello sguardo indomito e sfidante? Cosa vi annienta se non la lascivia di quelle labbra serrate? Cosa vi stordisce se non le onde corvine che incorniciano le gote sfacciate?

Mi piace pensare che questa donna faccia smodato uso di cotanto potere per sciogliere i nodi stretti della quotidianità, attorniarsi di folle adoranti o procurarsi le ghiotte occasioni del buon vivere.

Poiché, credetemi: nulla si può negare a una bellezza consapevole.

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Programma formativo “uomo fantastico oh yeah”

Quale fortunato padre di due maschi in età della quasi ragione, sento pressante la responsabilità di consegnare al genere femminile del prossimo futuro due uomini completi, preparati, autosufficienti.

Ho quindi annunciato ai pargoli che il mio doveroso momento didascalico-educazionale si arricchirà di un nuovo modulo, appunto denominato “uomo fantastico oh yeah”.

Esso si fonda sulla consapevolezza che un uomo, per trovare una donna, non deve averne bisogno. L’autosufficienza è alla base di ogni fortunato reperimento di risorse, come attestano broccardi, filastrocche e proverbi antichi, tipo: piove sul bagnato. Orbene l’uomo, per dirsi completo, deve conoscere i rudimenti delle seguenti attività:

1) Rifacimento del proprio talamo: la prima attività del giorno, dopo l’areazione degli ambienti della notte. Il bozzo ai piedi del letto è il pigiama.

2) Vestizione adeguata all’ambiente e al clima. Meglio se preparata la sera prima: evita l’angoscia della tasca bucata o del calzino disomogeneo. I fantasmini li chiamano così perché scompaiono al primo lavaggio e ricompaiono quando non servono.

3) Preparazione del caffè (possibile già dall’età di dieci anni). Acqua fino alla valvola e schiacciamento della polvere a seconda della latitudine di residenza. Cambiate la guarnizione solo quando è completamente disintegrata e non lavate la caffettiera.

4) Sopravvivenza prandiale: basta saper preparare una pasta e una frittata. L’acqua va salata quando bolle e ricordatevi di leggere il tempo di cottura della pasta, prima di buttare l’involucro, ovviamente nella plastica.  La frittata si fa con le uova, bianco e rosso, che vanno emulsionate con sale e pepe. Non tentate di girarla al volo ché l’imbianchino costa.

5) Spesa: le donne dimenticano di comprare almeno una cosa ad ogni spesa che fanno. Ignorano che la lista non è una spacconata, anzi, va redatta secondo il percorso espositivo della merce del vostro esercizio di fiducia. Non cambiate mai fila alla cassa perché quella libera poi chiude al vostro arrivo. La tessera dà diritto agli sconti, la verdura va pesata, i prodotti fior fiore son buoni ma costano il doppio, i meloni biologici sono un’inculata certificata.

6) Pulizia del bagno. Una spugnetta è per il water e un’altra per il resto. L’anticalcare rovina le cromature e quindi meglio l’aceto, che non fa un cazzo ma poi la casa profuma come una distilleria. Prima si passa l’aspirapolvere, poi tocca ai lavandini, quindi water e per ultimo bidè. Perché ultimo? E sennò dove sciacquate la spugnetta per il water?

7) Lavatrice. Fondamentale riconoscere i tessuti e tener distinti i colori. Nel dubbio sempre 30 gradi. Resta sporco ma almeno non avete rovinato nulla.

8) Lavapiatti: coltelli con la punta in alto altrimenti si buca la base del portaposate. I piatti alti bloccano la ventola. Solo detersivo liquido onde evitare tappi nello scarico formati da polvere non sufficientemente disciolta nell’acqua. Se dovete lavare i piatti a mano ricordate che per pesce e uova si usa l’acqua fredda: la calda fissa i cattivi odori (questa l’ho imparata a 15 anni cercando foto di donne nude su riviste femminili).

9) Stiro: le mutande e i calzini non si stirano, le lenzuola tanto si tendono facendo i letti e per le camicie basta spianare collo e polsini. Commissionare lo stiro a terzi dietro adeguato compenso non è affatto disdicevole.

10) Per tenersi una donna tutta la vita basta saper fare i massaggi ai piedi e la tisana allo zenzero. Lo zenzero si pela come una patata, si taglia a fette, si mette a bollire con zucchero e limone fino a quando, all’assaggio, non punge sul palato. Sui massaggi ai piedi fate a caso tanto l’erotismo è come il jazz: è l’improvvisazione a fare la differenza.

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Desperately Paris

Nei giardini adiacenti alla stazione, su una panchina, ho trovato un appunto accartocciato, in francese. Mi è parso vero, disperato, toccante. Ve lo riporto tradotto letteralmente.

“Oh, basta ora. Mi sfogo.

Lo so, non dovrei dirtelo, ma stasera va così. E te lo dico.

Sì, lo so che adesso sarai con lui a Rue de Rivoli a mangiare coquillage et crustacés, innaffiati pure da abbondante champagne.

Lo so che vi siete dati i baci con la lingua a Jardin des Plantes, e magari ti ha pure sfiorato i brufoli pettorali a Montmartre.

Lo so che tu, ebbra, magari ti sarai concessa a quel bellimbusto, a quel damerino, a quel gaga, all’ombra della Tour, dopo la promenade, o il bateau sur la seine.

Ma per quanto tempo lo vuoi ingannare quel pover uomo? Lo sa che non fumi più e le accendi solo per non isolarlo nel periglioso vizio?

Lo sa quel disgraziato, che tu il venerdì sera tu fingi di avere un altro solo per venire da noi?

Ma quando gli svelerai che bevi solo perché sei sommelier? E che ti sei licenziata da oltre due mesi e frequenti la ditta solo per non deluderlo?

E che ti dirà sentendoti urlare ora in russo ora in spagnolo mentre inforchi scosciata una ducati? 

Ovviamente, l’appunto è frutto delle deliranti doglianze di una mente malata.

Mica esistono donne così.   

  

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La leggenda di San Silvestro

Un’antica leggenda tramandata nell’Italia centrale narra della inquietante presenza di uno spettro che si aggirerebbe – ancor oggi - tra le colline marchigiane di San Silvestro.

Pare si tratti di un ectoplasma dalle molteplici metamorfosi diurne: ora è scorpione, ora cervo volante, ora zanzara tigre, ora mòsciolo fraido. D’indole burlona ed incline a frizzi e lazzi, la cronaca riporta di gustosi ma crudeli scherzetti giocati agli ignari avventori delle colline sinuose, dai colori morbidi e soavemente ornate di sorridenti girasoli.

Alcuni visitatori delle antiche dimore collinari si trovarono vittime di oscuri malefici: occorse un giorno che l’acqua che sgorgava dai rubinetti fosse carica di elettricità! I resoconti dell’epoca, invero ilari e boccacceschi, dan conto di un involontario quanto persistente priapismo e strane secchezze conseguenti alle abluzioni ad alto voltaggio. 

Spesso lo spettro sottraeva subdolamente le energie ai gitanti, iniettando loro massicce dosi di inaudita ignavia. Così ridotti, essi vagavano oziosi e svogliati per le gialle colline, alla ricerca di misture rossastre per dissetarsi ed enormi crostacei panati per placar l’appettito ingiustificato. Poi, appagati, venivano notati ondeggiare nelle distese di girasoli per poi spiaggiare scomposti come ebbre testuggini, colmi di stolte riviste patinate e con l’unica impellenza di bagnarsi l’epidermide oscurata dall’immobilismo, ma si badi, non nell’imminente Adriatico, no - incolmabile la distanza per le loro offuscate membra - bensì nelle adiacenti docce pubbliche!

Ma col favore delle tenebre, la crudeltà dello spettro di San Silvestro giungeva a picchi agghiaccianti. Nel cuore della notte, l’indomito spiritello squarciava i sonni dei coricati astanti con lamenti orrendi e pelosi, e poi frasi sconnesse, e ancora formazioni del Torino e finanche mugugni simulanti amplessi e mirabolanti fellationes, in spregio e dileggio all’assoluta castità che colà, su quelle dolci colline, si osserva da millenni.

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Intuizione

L’intuizione è un lampo. Una scintilla. Uno squarcio nella foschia del nulla. Ma non arriva da sola,  l’intuizione, no. E’ come l’ispirazione, l’estro, il momento creativo. Chi racconta che quelli son meri colpi di culo sbaglia di grosso: vanno indotti con metodo, pensieri laterali, analogie, arditi sillogismi, chimica talvolta.

L’intuizione è sorella della sensibilità. Da arido non intuisci gli stati d’animo,  la proiezione nella mente altrui ti è preclusa e l’empatia te la scordi. La sensibilità ti conduce invece a livelli di intuizione pericolosi, perché comprendi relazioni prima che si manifestino, assorbi emozioni ancora inibite, ti appropri di sguardi che non ti dovrebbero appartenere, rubi frutti acerbi. E precorrere i tempi significa fluidificare la normale dinamica degli eventi. Non sempre è sano.

L’intuizione è  lo sforzo costante di oltrepassare l’apparenza, addomesticando le farfalle nella pancia, lottando con l’ansia che ingiustificata non è mai. E così finisce che mischi sensi e raziocinio, i vizi si elevano in virtù, il magma creativo sembra preludere al conato e invece produce solo  una minuscola larva, indefinibile nel contenuto, che percepisci sulla schiena come lieve sensazione. Placida e assonnata. Muta e immobile. Che così resta per minuti. Miliardi di minuti. 

E poi arriva la rivelazione. La larva si farfallizza in pensiero, si squarcia la foschia e i nanetti nitidi della razionalità riordinano il caos e sistemano le idee nella casa del sapere, e tutto torna a sorriderti scontato nella sua ritrovata ovvietà.

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