Archivi del mese: aprile 2010

bastarsi

Esiste una regola aurea nelle relazioni sentimentali: se vuoi ottenere qualcosa, non chiederla, prenditela!

Il postulato in realtà è relativamente recente, quindi abbisogna di un minimo di chiarimento, che vi propino con la consueta sintesi da tempi moderni.

Come in ogni slogan, headline o motto che si rispetti, l’attenzione del lettore si concentra sull’inciso finale, nel caso di specie: prenditela. Ecco,  invece no; la precipua summa del simpatico motto sopra citato è: non chiedere. 

Chi chiede si pone sempre in una odiosa condizione di subordinazione, di insicurezza, di bisogno che poi alla lunga diventa questua, piagnisteo, tedio, annichilimento, morte. Mi ami? Ti andrebbe di farlo? Ma ti è piaciuto?  Vuoi lasciarmi? Viene anche tua mamma? Dura molto questo film polacco? Insomma, la  domanda irrita già di per sé e denuncia  una condizione di ontologica inferiorità che alla lunga strema il rapporto. E poi scema (non lei, il rapporto).

Chi sono gli esseri umani socialmente più ricercati e voluti? Quelli che non chiedono, quelli che si bastano, quelli che si atteggiano a “io non ho bisogno di nessuno”. Questi appaiono sicuri, non ti ammorbano di richieste d’attenzione,  si gestiscono gli stati d’animo in autonomia, non impongono presenze e non generano sensi di colpa. “Eh bravo, ma se io non appartengo a questa categoria cosa faccio?” Cambi, tesoro, perché così come sei non ti si fila nessuno.

Come si cambia per non morire? Innanzitutto bisogna convincersi di valere, trasformare i propri difetti in simpatiche peculiarità attivando una sana autoironia. L’ironia è l’unica arma che abbiamo per sconfiggere la caducità delle cose. Nulla nella vita va preso completamente sul serio, perché la natura ha dinamiche beffarde che sfuggono comunque al nostro controllo, quindi perché affliggerci.

Poi bisogna attivare la metamorfosi fighiana. E’ un complesso procedimento che consiste nell’acquisire graduale contezza della propria avvenenza. Fighi non si nasce,  lo si diventa credendoci. La bellezza è un’illusione. Il fascino si suda.  Tutto ciò che è esteriore può essere modificato curandosi l’interno, per il medesimo procedimento – a contrariis –  per cui quando stai male diventi un cesso.

Insomma bisogna ridere, curarsi, crederci e non rompere i coglioni.

(In giorni come questi Crepet, a me,  mi fa una pippa.)

29 commenti

Archiviato in uomo donna frutto fiore

La macchina del capo

Più o meno come al trenino di capodanno, quello del medley carioca con meu amigo ciarlibraun. Tu sei lì che saltelli lievemente e arriva sempre il più ebbro di tutti che si accoda e fa ondeggiare tutto l’allegro serpentone. La sensazione fisica che qualcuno ti sposti di peso e con la coda dell’occhio ti trovi a sbirciarti per un secondo le terga. Ma è solo una sensazione, credo.

Poi per un attimo, un lampo proprio, realizzi che non hai il controllo di ciò che ti sta accadendo, come nei vuoti d’aria mentre voli controvoglia, come in prossimità di un luccicante tornante nella gelida notte d’inverno. Il panico non è il timore delle imminenti conseguenze, ma la lucida consapevolezza di non poter modificare la situazione.

Il cuore ti sale alle tempie, la schiena si irrigidisce e le gambe spariscono, non prima di averti comunicato un leggero tremolio. Poi, come entità di carne e sangue, come congerie di emozioni convulse, come spirito in affanno, vieni semplicemente accantonato e al tuo fianco si siede l’incosciente che non resiste alle curve sulla neve senza un colpetto di freno a mano, che il controllo dell’ESP gli limità la libertà, che oddio quando guidi così non ti sopporto.  E atterri sulla piazzola. E respiri piano facendo rumore di cuore, mentre tenti di accordarlo col ritmo delle quattro frecce.

Questo succede quando ti scoppia una gomma in autostrada.

2 commenti

Archiviato in chiamale se vuoi

Languore

Sono sempre stato ingordo dei giudizi degli altri, quelli volti a definirmi, intendo. Difficile incontrare persone che ti conoscono tanto a fondo da esprimerne di seri o che siano in grado di delinearli compiutamente. Il problema è che le valutazioni altrui rappresentano quasi sempre l’unico limite al dilagante egocentrismo o quanto meno l’unico serio riscontro all’ intimo giudizio autoreferenziale. Insomma: un buon giudizio donatoci da persona stimata ci aiuta a capire chi siamo. L’essenza della vita.

Il giudizio “universale” mi arrivò per caso. Dovevo preparare una tesina multidisciplinare per la maturità e un’adolescenza obnubilata dalle pulsioni terrene mi aveva tenuto molto lontano dalle arti e dalla letteratura. Chiesi consiglio  sulla scelta dei temi ad una insegnante di francese del liceo, che poi sarebbe diventata mia suocera, credo, invero,  più per meriti della figlia.

Lei mi disse: tu sei ontologicamente decadente, non ci sono dubbi. Tu hai il languore.

Lì per lì non la presi bene. Non mi sovvenne subito Verlaine, quanto il disfacimento fisico e morale che mi era stato ingiustamente attribuito, malamente filtrato dalla stessa ignoranza che genera i mostri.

Mi riempì le braccia di romanzi, di libri d’arte e di poesia. Passai un mese immerso tra profumi ed essenze, fiori finti che sembravan veri e veri che sembravan finti, scoprii finalmente ciò che mi affascinava della ritualità ecclesiale, misi un ritratto in soffitta e mi riempii gli occhi dell’oro viennese. M’immaginai di invertire il nome delle amanti, camminai triste sulle spiagge veneziane che sapevano di morte imminente in attesa che il languore del sole tornasse a danzare.

Non mi tolsi le costole e rimasi eterossessuale ma respirai comunque la decadenza del secolo che volgeva al termine. Ero maledetto. Soprattutto maledettamente in ritardo per la consegna della tesina.

Esame o meno, la mia vera maturità si era già compiuta dopo quell’inebriante immersione, tanto da rendere ininfluente l’esiguo quanto ingiusto voto finale.

Sapevo finalmente chi ero.

Avevo capito il principio informatore di ogni mio atteggiarmi.

Il languore.    

Ed è da allora che mi assolvo.

12 commenti

Archiviato in so' ragazzi

ti devo parlare

Ohi

eh, ciao pa’

senti, ti devo parlare

ah sì… e di che?

sesso, tipo

mm

….

dimmi, allora?

insomma tu…ecco… sai tutto no?

di che?

no dico, sai delle polluzioni notturne, della masturbazione, roba così..

ma dai pa’, che imbarazzo!

ma ne sai o no?

dai pa’ che fai tardi al lavoro.

6 commenti

Archiviato in padri impavidi

Ci siamo

“Allora, glielo vuoi dire a tuo figlio tredicenne che il suo corpo sta per cambiare o devo farlo io?”

Ecco. Ci siamo.

Ma mica mi vergogno; è che mi dispiace per lui, in fondo. Non son certo notizie che dai a cuor leggero. Insomma: da bambino hai diritto a dei bonus, a dei fringe benefit direttamente accordati da madre natura, ormai di rango pari ai diritti quesiti. Lagne, richieste di attenzioni, voce miagolante, pianti repentini, edipici turbamenti e malcelate gelosie non saranno più tollerati, anche perché strideranno con la nuova figura di preadolescente dalla larghe spalle e coi mostaccetti sopra il naso, che pure si sta ingrandendo.

Dall’oggi al domani il fanciullo comincerà una frase in falsetto e terminerà due ottave sotto e io, atterrito, incrocerò le dita intimandogli di uscire da quel corpo.

Le sue enormi scarpe da ginnastica, mai allacciate e sempre in mezzo alle porte, saranno oggetto di accordi per il disarmo iraniano.

La nostra interlocuzione oscillerà tra due immense categorie: Le Risposte Impertinenti e Le Domande Del Cazzo.

Girerà per casa con l’aria in bianco e nero del poeta francese incompreso, con i pantaloni con la vita a livello rotula e i capelli a frangia emo.

I Jonas Brothers sovrasteranno Pat Metheny. Musicalmente, a tutto concedere, dondoleremo all’unisono su Tik Tok di Kesha.

Ammetto però che sulla rivelazione più sconvolgente ci devo ancora lavorare, non son mica pronto. E’ una di quelle notizie destinate a mutare la visione cosmica dell’esistenza universale degli esseri umani e non.

Una cosa tipo: “ehi, da domani e fino alla tua morte sarai ossessionato dal sesso”.

Aaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhh.   

10 commenti

Archiviato in so' ragazzi

Problem solving

Il  problema stendilo sul pavimento, come una coperta leggera.

Salici sopra e fissalo con calma.  Fino a quando non si pigmenta a zone.

E’ un puzzle variopinto. Ha parti scure, alcune incerte, altre limpide. 

Stacca i tasselli che colorano di futuro. I pezzi azzurri e verdi.  Quelli che suonano in scale maggiori.

Spostali altrove questi pezzi profumati di positività, e ricombinali.

Con tutto il tempo che serve, riattacca attorno al nuovo nucleo cromatico gli altri tasselli, quelli scuri e quelli incerti.

Finito.

Non è più lo stesso.

11 commenti

Archiviato in Uncategorized

Imagine

Immaginate, per un attimo, che il delicato progetto al quale stavate alacremente lavorando da oltre nove mesi sia sfumato per l’idiozia conclamata di saccenti impiegatucoli con lo scroto disabitato.

Pensate per un solo secondo alle notti insonni passate ad elaborare strategie, ammorbidire gli irriducibili, rassicurare i pavidi e motivare gli incerti.

Considerate, pure, di veder svanito il vostro compenso, legato al raggiungimento del risultato, ora tutto da ricostruire.

Ecco. Ora chiudete gli occhi e provate a condividere lo stato d’animo pasquale che, fulgido, mi pervade da un paio di giorni, tipo chiodi che si staccano dalla croce,  sindoni annerite, orribili favelle che spingono sulla lingua ad ogni minimo disguido, voglia di noleggiare un pulmann a due piani per alloggiarvi la gente che deve molto soffrire appena prima di andarsene affanculo.

Il mio gatto nero mi vede e si tocca. Le collaboratrici mi assecondano. Sogno di insultare J Ax fino a scaraventarlo giù dalla finestra a forza di urla disumane. Il termine incazzato raggiunge parossismi inauditi e la blasfemia si fa arte contemporanea nell’inconsueta associazione tra fiere e divinità.

Stamane, in tale demoniaco contesto emotivo, giunge inattesa la mia ex matrigna  la quale, con la consueta leggiadria che offusca in dolcezza la principessa Sissi,  pone alla mia attenzione due vitali questioni che necessitano del mio immediato e risolutivo intervento:

1) “Hanno di nuovo rubato i fiori finti dalla tomba di tua zia. E’ già la seconda volta. DEVI fare qualcosa.”

2) ” DEVI compilare il questionario di gradimento della parrocchia. E COMPILA anche il mio.”

Sarebbe stato un attimo. Girarsi, aprire il cassetto a sinistra del fornello e accoltellare la vecchia. Un incidente, signor Presidente, la mia gatta maldestra passeggiando sul lavabo ha fatto cadere il coltello, poi conficcatosi per avventura nella schiena della donna, stesa sul pavimento per cercare la lente a contatto. E come spiega le altre tre coltellate? Non stava mai ferma, la mia matrigna, signor Presidente.

Sarebbe stato un attimo.

Sarebbe stato.

E invece no.

15 commenti

Archiviato in il mondo