Rivelazioni/ 7 – la felicità
La felicità non è un sentimento qualitativo. Non è che ti definisci felice sol perché i tuoi momenti di letizia sono particolarmente intensi.
A ben vedere non si tratta nemmeno di un sentimento quantitativo. Non basta avere reiterati lampi gioiosi per essere felici.
Sentirsi felici, infatti, non é essere felici. La prima è una percezione piacevole ma inesorabilmente transitoria, la seconda è una qualità dell’esistenza.
Forse, l’ottica corretta è quella di considerare la felicità come l’ottimistica dilatazione nel tempo delle sensazioni di gaudio.
Allora, non è felice chi gode, ma chi è convinto che godrà ancora.

Allora sono felice
è da ieri che medito anch’io su questa cosa della felicità (ci medito periodicamente a dire il vero). non penso si possano dare definizioni, per quanto la tua funzioni. poi mi è venuto in mente che in francese “felice” si dice heureux, la stessa parola per indicare “fortunato”. che poi esistano dei fortunatissimi pefettamente infelici è un altro discorso.
se la libertà è partecipazione, la felicità può esser invece anche un sentimento solitario, non solo condiviso. E’ un lampo, che ognuno vive a modo suo. Ma saperlo vedere e ricordarselo, sì, ci porta ad inseguire la voglia di averne ancora. no?
anche io allora son felice.
Anche io ci penso da ieri dopo aver letto il post di Sid e mi hai rubato le parole di bocca
Credo di sì, tenersi aperta la possibilità di quell’ ancora è già felicità.
E’ dirsi che malgrado i rischi, dal temporale al pazzo ubriaco che ti investe e nemmeno si ferma, si è ancora disposti a transitare su quella strada.
Bellissimo!
Mi ricorda tanto l’idea di “speranza” del buddismo, che non è la speranza di chi non sa ma spera, ma la speranza come convinzione e certezza della felicità futura.
Ri-Bellissimo!
@ Sergio e Chiara: ma siete felici insieme?
@ mich: non a caso “fortuna” in latino era una vox media e significava sorte, sia favorevole che avversa.
@ fatacarabina: e ancora ancora e ancora.
@ scritto: non volevo toglierti le parole di bocca.
@ Elle: l’ubriaco ti investe e tu cammini di nuovo su quella strada: A volte ritornano.
@ Elena: grazie. Sul buddhismo sono impreparato:
vuoi consigliarmi anche tu delle letture?
@SQ: eh che stai a sottilizzare tu! io ho scritto un commento, mica una sceneggiatura per Spielberg…
Santone Sai Baba.
Credo che sia una delle poche cose che si definiscono per difetto: sai quando non lo sei, di conseguenza capisci che in altri momenti lo sei stato.
bella Sancla. Mi sei arrivata. Sul serio
e mentre ci sei inizia a prenderti l’ansia perchè sai già che presto non ci sarai più e allora ti perdi anche quel momento e allora non sei più felice … e poi ti inc… quando non lo sei più perchè dici “ma cavolo!! ero felice e non me la sono goduta” e allora ricominci …. certo che siamo veramente furbi !!!
strega61: coraggio però, dai!
La felicità contiene in sé anche una certa dose di ingenuità.
periodo post “felicità non goduta a pieno” …
Felicità è tenersi per mano e andare lontano, la felicità.
Splendido scusa: avanzi una bottiglia di vino buono e costoso per questa citazione. Anche se a dire il vero, a rileggere il testo oltre che a te devo dare ragione pure ad Albano e Romina.
@ M: anche l’ottimismo ne contiene, di ingeuità.
@ strega61: ah, mi spiace..
@ Matteo: che sia molto buono e mooooolto costoso
belle le tue definizioni di felicità,
allora io forse non sarò più felice?
la felicità è saper godere di quello che si ha, credo…