Archivi del mese: gennaio 2009

Teorema

Nel 1981 Marco Ferradini, simpatico cantautore comasco,  pubblica Teorema, una canzone scritta insieme al compianto Herbert Pagani.

La canzone spopola, non solo perché carina, orecchiabile e di facile presa, ma soprattutto per il devastante messaggio immanente.

 

Prendi una donna, dille che l’ami,
scrivile canzoni d’amore.
Mandale rose e poesie,
dalle anche spremute di cuore.
Falla sempre sentire importante,
dalle il meglio del meglio che hai,
cerca di essere un tenero amante
sii sempre presente risolvile i guai.

E stai sicuro che ti lascerà,
chi é troppo amato amore non dà.
E stai sicuro che ti lascerà,
chi meno ama é più forte si sa.

 

Trent’anni o quasi.

Sì. Trent’anni che gli uomini a posto, quelli che quando s’innamorano perdono la trebisonda, quelli che portano il caffè a letto, che fanno i preliminari (non i contratti), che non litigano con la suocera anche se ci stava eccome, che dicono ti amo quando serve cioè sempre, che sopportano le sindromi premestruali con contegno gandiano…insomma uomini splendidi, vivono nell’angoscia di essere lasciati nel dubbio strisciante che il teorema regga.

E a favore di chi, poi?

Ma ovviamente del bastardo, dentro. Di quello, cioè, che così s’atteggia:

 

 

Prendi una donna, trattala male,
lascia che ti aspetti per ore.
Non farti vivo e quando la chiami
fallo come fosse un favore.
Fa sentire che é poco importante,
dosa bene amore e crudeltà.
Cerca di essere un tenero amante
ma fuori del letto nessuna pietà.

E allora si vedrai che t’ amerà,
chi é meno amato più amore ti dà.
E allora si vedrai che t’amerà
chi é meno amato é più forte si sa.

 

Ma sì, bastonala appena mette giù i piedi dal letto, falla sentire uno schifo, dille che ha la cellulite e che ha messo su culo dall’estate scorsa, respingile le chiamate al cellulare, tirale pacchi al ristorante e confrontala con le tue vecchie morose, che loro sì che ci sapevano fare a letto, quelle maiale.

E allora vedrai che ti amerà…

Ma dove? Ma quando mai?

Ma perché dovrebbe farlo ‘sta povera donna? Che ha fatto di male?

Mettiamo fine, vi prego, al mito del bastardo, ché non se ne può più.

Intanto chiariamo che non è single, il bastardo. E’ solo.

E’ solo perché non ha la maturità per reggere relazioni durature.

E’ insensibile e pure maleducato.

Si sente certamente sfigato perché sta invecchiando senza essersi fatto una famiglia.

Confonde una con l’altra le donne che frequenta, sbaglia a nominarle, mischia maldestramente i loro gusti.

E vi dirò di più : è senz’altro un eiaculatore precoce perché c’ha pure l’ansia da prestazione. Insomma…. ‘na tragggedia.

Allora, di quella canzone, dopo tutto questo tempo, d’ora in poi teniamo per buono l’epilogo, che sarà pure appena appena melenso, ma ci dà la speranza per i prossimi trent’anni.

 

Non esistono leggi in amore,
basta essere quello che sei.
Lascia aperta la porta del cuore
vedrai che una donna
é già in cerca di te.

Senza l’amore l’uomo che cos’é,
su questo sarai d’accordo con me.
Senza l’amore l’uomo che cos’é
é questa l’unica legge che c’è.

 

 

 

 

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estinto ma con classe

giubileo

Toccatevi pure quanto volete, ma quando lo stile ha connotato tutta la vostra fulgida esistenza, meritate o no un commiato di classe?

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Vergogna!

cartello

Questo cartello manoscritto è tuttora appeso nel giardino condominiale di una civilissima città del nordest.

Lo sdegno che state provando è assolutamente giustificato. A volte il contegno umano raggiunge vette di inaudita inciviltà, imbarbarendo e mortificando quella che dovrebbe essere la normale convivenza condominiale, informata da comuni principi di rispetto, igiene, salute pubblica e, soprattutto, decenza.

Eravamo infastiditi, lordati e schifati dalle deiezioni canine abbandonate in ogni dove, ma mai ci saremmo nemmeno lontanamente immaginati che potessero verificarsi  situazioni come quella denunciata dal cartello di cui sopra.

Rileggete allora l’avviso (“non si entra con il cane per fare i propri bisogni. Grazie.”) e provate ad immaginarvi per un attimo il povero cagnolino mentre osserva il suo padrone che caga sull’aiuola,  interrogandosi, sgomento, sul senso concreto della passeggiatina serale.

Non si trattano così gli animali.

Vergogna!

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Lezione 2: la carbonara

 

Eccoci alla seconda lezione di cucina per uomini veri, indipendenti, realizzati e autonomi nel dire e nel fare. Lo facciamo, come sempre, intervistando eroi che cucinano per passione o per necessità.

A Splendidi quarantenni oggi c’è Mario, di Chiasso, 42 anni, devo dire portati alla grande.

M.“Wow, grazie tante.”

SQ “Medico, vero Mario?”

M.“Si, sono gino ortopedico al GraefenbergZentrum di Zurigo.”

SQ“Spiegaci in breve la tua specializzazione.”

M.“ In buona sostanza la gino ortopedia si occupa di curare le fratture agli arti che ci si procura nella vana ricerca dei centri orgasmici del corpo femminile, come il chimerico punto gigio, per esempio.”

SQ“Ah, cose sul piacere femminile, quindi. Non ne so moltissimo per la verità.”

M.“Non mi stupisce: sei un uomo.”

SQ“Già… e senti Mario, il tuo hobby è la cucina?”

M.“ Non solo. Nel tempo libero sono anche impegnato nel sociale. Faccio volontariato in alcuni centri di recupero.”

SQ“Mario sei veramente un grande. Siamo orgogliosi di averti qui. Chi aiuti?”

M.“Collaboro con una struttura che si prende cura delle donne che non sanno cosa mettersi a capodanno. Spesso stazionano per ore in posizione eretta davanti all’armadio e ciò provoca pericolose deviazioni della colonna vertebrale.”

SQ“E qui c’è un finanziamento europeo, suppongo.”

M.“Chiaro.”

SQ“Bene. Cosa ci prepari oggi?”

M.“Vi propongo una pasta alla carbonara. Un piatto storico, forse risalente agli umbri che lo tramandarono ai romani. Certo, non è leggerissimo, ma sempre di grande effetto.”

SQ“Ingredienti?”

M.“Allora uova, guanciale o pancetta se volete star leggeri e pecorino, anche se in alcune zone si usa il parmigiano. Consiglio di mischiare i due formaggi per alleggerire un po’ il sapore. Come pasta si usano spaghetti, vermicelli, bucatini o anche spaghetti alla chitarra. Personalmente consiglio solo ingredienti biologici, equi e solidali.”

SQ“Vai, oh  mio cuoco progressista.”

M.“Si rompono le uova nella terrina, un tuorlo per commensale più uno intero, e si sbattono leggermente; si aggiunge poco sale e del pepe a piacere; si taglia il guanciale o la pancetta a dadi e si fa rosolare sul fuoco su pentolino antiaderente, senza olio, fino a far diventare croccante e trasparente la parte grassa. Alle uova si aggiunge poi del pecorino o del parmigiano grattato in senso antiorario da mani esperte.”

SQ“Sei un perfezionista.”

M. “Insomma… Il formaggio lo faccio grattuggiare dalle degenti di un centro sperimentale di ricerca.”

SQ“E qui torna fuori lo scienziato, eh Mario?”

M. “Lì sono tenute in costante osservazione le uniche quattro donne del pianeta che controllano l’olio alla macchina. La sperimentazione è appassionante. Pensa, dopo solo un anno di trattamento farmacologico associato ad elettrochoc a una di queste è venuto anche l’impulso di pagare il bollo in tempo.”

SQ“Mi fai venire i brividi. Certo che la scienza sta facendo proprio passi da gigante.”

M.“Puoi dirlo. Non so se rivelarlo, sai… per scaramanzia, ma contiamo nell’arco di un decennio di vederle tutte e quattro in un autolavaggio il sabato pomeriggio.”

SQ“Mi viene da piangere.“

M. “Tornando alla nostra pasta, la si scola a fine cottura, la si versa nella terrina dove abbiamo amalgamato uova e pecorino e sopra ci aggiungiamo i dadi di pancetta croccante.”

SQ“Che bontà. Senti, che vino consigli per la nostra carbonara?”

M. “Direi bianchi di buon corpo e acidità, tipo Frascati Superiore, Est Est Est, Tocai del Friuli o anche Sylvaner. Io ci associo del vino biologico prodotto da una cooperativa sociale con cui collaboro .”

SQ“Ecco si. Sentiamo. Che disagi curano lì?”

 M. “L’uva è pigiata come un tempo dalle ospiti in cura per aver smagnetizzato volontariamente la Visa al primo giorno di saldi.”

SQ“Finanziamento?”

M. “Regionale.”

SQ“Grazie Mario. God bless you. Good night.”

M. “Grazie  a voi… e ai telespettatori.”

SQ“Ti accoltello.”

M. “Scherzavo.”

 

  

 

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La promessa

foto2foto-12 

foto-31Ciò che di seguito pubblichiamo è un contributo di pura fantasia. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è accidentale, quasi involontario. Gli allegati visivi sono frutto di riusciti fotomontaggi.

 

La promessa

 

Successe la sera di un piovoso venerdì di gennaio. Quattro fulgidi professionisti accarezzavano col gessetto la punta delle loro stecche  nuove di zecca, in attesa di farle risuonare rabbiose sul panno verde maculato maionese.

Sulla cornice del tavolo da biliardo riposavano incerte una birra rossa media, una bionda piccola e due cochini; il grado alcolico delle bevande era direttamente proporzionale alla bravura dei giocatori.

Nel bel mezzo della seconda partita, il più anziano del gruppo fu investito dagli sguardi inquisitori degli altri: “Fabio, in tribunale gira una voce insistente che tu stia per risposarti.”

“Cazzate”.

“Infatti. No, dico: pensati l’assurdità di uno, divorziato, che dopo quindici anni di felice convivenza con una donna, peraltro senza problemi di acquisizione di cittadinanza, decida di rifare il passo falso. Non esiste. Non ci crediamo.”

“E’ una bufala.”

“Stiamo tranquilli?”

“Sereni.”

“Guarda, ti crediamo….vogliamo crederti… Comunque se ti azzardi a risposarti, veniamo al matrimonio travestiti. E sai che lo facciamo.”

Le matte risate.

“Certo. E magari mi fate pure da testimoni”.

Piegati in due da una convulsa ilarità, conclusero lo stage di biliardo con la consueta inettitudine, condita, a tratti, da qualche autentico colpo di culo tipo ottavina reale.

Non se ne parlò più. Fu ancora il biliardo del venerdì. E poi l’oblio.

Ma presto la primavera irruppe maliarda, latrice di una leggera brezza pulita, delle follie dell’amore. E dell’invito al matrimonio di Fabio.        

Attoniti, confusi, quasi traditi, i compagni di biliardo realizzarono di avere un impegno imminente col travestitismo. La decisione fu fulminea ed unanime: Elvis.

A loro si unì un collega, stimato e con importanti incarichi nelle riviste di settore, ma con un’imbarazzante passione per i travestimenti maturata a Recife nei primi anni 80.

Convulsa la ricerca di siti internet dedicati al re di Memphis, frettolosa la visita ai negozi di costumi, e poi furono stoffe e paillettes, gadget cinesi, sarte dell’ultimo minuto e addirittura trasferte pomeridiane in Lombardia.

La mattina del 10 maggio 2008 una mercedes decappottabile blue, con alcune parrucche corvine e una zazzera naturale alla guida, fu notata allontanarsi furtivamente dal centro della città.

Giunta innanzi alla Casa comunale del paesino ove si sarebbe svolta l’odiosa cerimonia, l’auto fu avvicinata da un’elegante signora in rosso.

Io sono il vicesindaco celebrante. Voi?”

“Noi…. saremmo i testimon..i” risposero in coro i deficienti.

“Ah…. mi avevano preannunciato un certo folklore. Un po’ di allegria non guasterà. Benvenuti.”

  

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I musicisti

 

Una sera,  a cena con amici musicisti, si discuteva della capacità della musica di ricordarci nitidamente alcuni eventi della vita. Più degli odori, delle immagini, più dei ricordi stessi, a volte imprecisi o imparziali, le canzoni hanno il potere di proiettarci indietro nel tempo, evocando emozioni che pensavamo irrimediabilmente scomparse negli anfratti più reconditi dell’anima.

L’ascolto consente di replicare i sentimenti collegati ad una certa melodia e questo meccanismo  - abbiamo convenuto – ha qualcosa di magico.

In questi termini estatici ci si siamo espressi, quella sera, complice un Brunello di Montalcino delle grandi occasioni.

 

Ci siamo dati, allora, un quarto d’ora di tempo e di raccoglimento per tentare di segnare sui rispettivi tovaglioli (di carta) una lista di pezzi a cui ognuno di noi otto commensali collegava, di primo acchito, eventi determinanti della propria esistenza,  piacevoli o dolorosi che fossero. Non la solita compilation delle migliori canzoni del secolo, no: volevamo una lista personalissima di melodie fortemente evocative, che magari manco ci erano mai piaciute. Motivetti sanremesi da fischiettare sotto la doccia o pezzi epocali ascoltati al primo vero concerto della tua vita. Insomma, non ci interessava la qualità, ma il ricordo.

 

La mia salvietta riportava questo:

- Easy (Commodores)

- Firth of Fifth (Genesis)

- I need you (America)

- Va bene, va bene così (Vasco Rossi)

- Creep (Radiohead)

- Shout (Tears for Fears)

- Your song (Al Jarreau)

- E poi (Giorgia)

- Waterfront ( Simple Minds)

- My way (Frank Sinatra).

 

Unendo i tovaglioli ne è uscita una lunga playlist di 80 canzoni: alcune stupende, altre melense, altre ancora foriere di grandi risate.

Erano tutte diverse. Straordinariamente, nessuna coincideva. Non so perché.

E mentre io sviavo l’attenzione dai miei occhi lucidi di ricordi, i musicisti si beavano delle loro emozioni, ridevano, si godevano i risultati emotivi dell’esperimento, quasi ostentando con fierezza la propria commozione.

Che invidia.

 

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Il punto gigio

UOMINI!

Smettete pure di rompervi la testa. Abbandonate ogni ricerca. Cessate di dannarvi l’anima.

Sono migliaia di anni, sin dalle prime incisioni di Cosmopolitan nelle grotte di Postumia, che ce la menano con l’esistenza di questo magico bottone. Ci hanno preso in giro. Non c’è mai stato lo straccio di una prova scientifica che ne attestasse la presenza in qualche oscuro anfratto femmineo.

Secoli di sberleffi agli uomini volenterosi che ravanavano come ostetriche ubriache alla spasmodica ricerca del piacere femminile. Decenni di frustrazioni alimentate da farlocche testimonianze pubblicate su tutte le riviste patinate del pianeta.

Negli anni 80, al termine delle feste più riuscite, sentivi dire negli angoli più appartati: “Ehi non stai mica cambiando il carburatore al Fantic!” Che vergogna.

Nel 2003 due hacker australiani esasperati hanno addirittura craccato la playstation per tentare un’ecografia alle fidanzate. Ma niente.

Prendiamone atto una buona volta e gridiamolo a gran voce: il punto G non esiste. Interrompiano i cineforum e saliamo sul palco a gridare: il punto G è una boiata pazzesca.

Lo so: è triste, ma bando alla depressione. La scienza ci offre uno spiraglio.

La rivista scientifica giamaicana “ Blowing in the winx ” che da sempre si occupa di universo femminile, ha pubblicato lo scorso dicembre i risultati di una ricerca effettuata nell’Italia nord orientale. Lo studio ha evidenziato la probabile esistenza, in tre soggetti, di un punto nevralgico che si troverebbe tra l’ipofisi, le sorelle Ramonda e il telecomando di Sky: il punto GIGIO.

La prima donna sottoposta all’esperimento, dopo una leggera pressione sul punto gigio, avrebbe deviato il suo percorso dall’Ikea ad un sexy shop.

La seconda, intenzionalmente stimolata, avrebbe interrotto la visione di una fiction con Raoul Bova per dedicarsi al fantacalcio.

L’ultima, e qui l’esperimento per noi difetta di credibilità, alla proposta di dormire abbracciati, avrebbe risposto al marito: “eh no ciccio, stasera si tromba!”

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Lezione 1: il sugo

 

Lezione 1: il sugo 

L’uomo vero, per sopravvivere in assenza delle donne che normalmente lo sfamano e per potersi dichiarare indipendente, libero e realizzato, deve avere dimestichezza con fornelli e tegami.
Per questo appare imprescindibile affrontare un corso culinario.
Lo facciamo tramite una rassegna di ricette base, raccontate direttamente da uomini splendidi che sanno cucinare.
Siamo andati a trovare Luigino, decisamente ultraquarantenne, originario di Civitanova Marche e per molto tempo single incallito e cuoco per necessità.
SQ: Ciao Luigino e benvenuto a Splendidi quarantenni.
L: “Grazie a te e un saluto ai telespettatori.”
SQ: Allora io non ho il culo della Clerici e questa non è la televisione.
L:” Volevo rompere il ghiaccio con una battuta.”
SQ: Tu sei ingegnere vero?
L: “Non vedo il nesso”
SQ: Allora, un giorno in treno una ragazza mi ha spiegato questo concetto: un ingegnere dopo l’amore ti chiede sempre: ti è piaciuto? Un umanista resta silente e ti abbraccia a cucchiaio.
L” A parte il cucchiaio continuo a non vedere il nesso con il nostro incontro.”
SQ: Si… senti Luigino, per tornare a noi, volevo farti subito una domanda: che legame c’è, per te, tra cucina e seduzione. Quanto ti ha aiutato, da single, saper cucinare nella tua attività diciamo… di fornicazione impenitente.
L: “Ma..guarda..devo ammettere che aiuta, aiuta molto. Quando hai il grembiule e un mestolo in mano la donna già ti brama, cioè ti guarda in un certo modo, infila il dito nel pentolino del sugo e poi si succhia l’indice, fa schioccare la lingua strabuzzando gli occhi. Cose così insomma.”
SQ: Ah però.. credo che oltre a saper cucinare, sia importante saper scegliere le commensali…
L: “Anche… comunque a giovarsi dei miei piatti erano soprattutto gli amici, perché mentre io cucinavo, loro si appartavano con le ospiti…. insomma hai capito.”
SQ: Che meraviglia l’amicizia… senti, che ricetta ci illustri oggi?
L: “Partirei da un sugo semplice a base di pomodoro per condire gli spaghetti. In cucina, come nella vita, la semplicità paga sempre”
SQ: Vai, filosofo delle mie castagne.
L:”Allora intanto si taglia fina fina la cipolla e si fa morire in un pentolino..”
SQ: Allora qui ti devo fermare perché si è già parlato tanto in questi giorni di crudeltà in cucina. La cronaca riporta condanne a ristoratori che tenevano le aragoste sul ghiaccio per poi bollirle vive e non vorrei fomentare altre atrocità. Qual è il metodo per non far soffrire la cipolla prima della morte?
L: ” Guarda genio, intanto la cipolla non soffre, tutt’al più soffrigge e comunque io, prima di tagliuzzarla, la lascio prudenzialmente un paio d’ore davanti alla tv. Dopo due ore di Porta a Porta puoi anche grattugiarla. Non si narcotizza più con l’etere, ma via etere.”
SQ: Continua, cabarettista rubato ai fornelli.
L: “Tagliuzzata la cipolla si mette in un pentolino con dell’olio d’oliva, direi cinque cucchiai. Volendo si può aggiungere uno spicchio d’aglio. Poi si lavano i pomodori e si scottano per qualche minuto in acqua bollente.”
SQ: Il pomodoro me lo scotti vivo?
L: “Per stordire il pomodoro sono sufficienti due vecchie puntate di Dallas”.
SQ: Noi ci capiamo.
L: “I pomodori, ormai morti bolliti, vanno scolati con una schiumarola, spellati, tagliati a metà e privati dei semi.”
SQ: E qui, scusami, ma ci vuole coraggio. Sei un mostro.
L: “Lo so. Si mettono i filetti di pomodoro nella casseruola e si fa cuocere a fuoco vivace così perdono acqua. Poi si prelevano con dolcezza cinque o sei foglie di basilico, non prima di averle narcotizzate; si puliscono e si strappano a metà per dare più profumo e si gettano nel pentolino.”
SQ: Bestia.
L: “Aggiungiamo sale e pepe e lasciamo cuocere per una quindicina di minuti a fuoco moderato. Poi basta condire la pasta e servire in tavola, sempre che gli ospiti si siano alzati dal letto.”
SQ: Con che vino ti ubriachi mentre aspetti i tuoi amici fornicatori?
L: ” Non è un piatto impegnativo per l’abbinamento. Vanno bene anche i bianchi fermi, ma non le bollicine. Io prediligo i rossi e consiglio Primitivo di Manduria”
SQ: Grazie Luigino, God bless you. Good night.
L: “Grazie a voi.”

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Il sonno e la crisi

 

E’ arrivata.

Inutile minimizzarne la portata. E’ una crisi di tutto rispetto e merita serietà di approccio.

Non sappiamo se sia in crisi il capitalismo occidentale, se i broker abbiano cannato le previsioni  o se qualche trader si sia fregato i soldi ( o meglio lo sappiamo, ma non sappiamo ancora quanti), o ancora, se sia colpa dell’economia cinese, come lamentano gli imprenditori del tessile: sappiamo solo che  i nostri soldi non aumenteranno di molto quest’anno, perché non circola più denaro. La gente non compra, non vende, non consuma. La gente telefona.

Sì, pare che tutti i settori risentano della crisi, ad eccezione della telefonia mobile. Le compagnie telefoniche continuano a far soldi a palate, i negozi di cellulari sono sempre stracolmi e a Natale regalare l’ultimo apparecchio radiomobile rappresenta sempre un must. Insomma se ti rimangono due soldi in tasca, non compri la pagnotta ma ti fai la ricarica. Mah…

E allora vediamo di organizzarci, senza drammi, ma con italico pragmatismo. Dobbiamo tirare la cinghia senza deprimerci, risparmiare sul superfluo con un minimo di creatività. Magari con un occhio agli amici che si ritroveranno in famiglia con uno stipendio solo. E’ inutile vergognarsi o far finta che tanto di soldi ne abbiamo messi via a sufficienza. Se hai famiglia non metti via una cippa. Siamo tutti sulla stessa barca e forse è il caso che si torni a fare due conti e ad aiutarsi, come da ragazzi, quando si divideva la benzina per andare a ballare il sabato (pomeriggio).

Il primo pozzo senza fondo è l’auto. Benzina, bollo, assicurazione, revisione, bollino blu, tagliando, gomme termiche, lavaggi e via di onda. Ma siamo sicuri che non si possano limitare i costi? Qualcosa si può fare.

La benzina meglio farla nei distributori “indipendenti”, soggetti alla reale concorrenza. Se riusciamo a convertire l’alimentazione in metano o gpl il risparmio è notevole. I distributori di gpl abbondano in tutte le città, quelli di metano sono invece molto meno, a sud li vedi col lumicino. Se devi acquistare un’auto nuova ormai spunti sconti intorno al 20% anche perché la crisi dell’auto porta ad avere un invenduto che non si vedeva da tempo. E poi, avete notato che  velocità media raggiungiamo in auto alla mattina, andando al lavoro? 14Km/h.  Ci mettiamo meno in bicicletta e ci sentiamo molto più a posto con la nostra coscienza ecologica. Lasciamo a casa la macchina quando non serve o condividiamo il viaggio con conoscenti che sappiamo avere la nostra stessa meta.

Le cene. Andare al ristorante è uno dei piaceri della vita. I ristoratori sono persone sensibili e hanno già abbassato i prezzi: l’ho piacevolmente testato di recente. Quest’anno le visite in trattoria temo però che si diraderanno. D’altra parte farsi una pizza in casa costa 80 centesimi e comprarsi un chilo di carne 15 – 20 euro. Se vai al ristorante in quattro spendi 100  euro senza sforzo e se il “vizietto” te lo concedi a sabati alterni, ti trovi con 2.700 euro in meno all’anno. Stessa cosa se non resisti alla pizza della domenica. Il 2009 sarà l’anno delle cene in casa, a turno, riscoprendo ricette della nonna o la cucina etnica. Nessuno ti sbatterà fuori perché è tardi; ai bambini un dvd in compagnia farà solo piacere e non perderemo il gusto di stare insieme. E cerchiamo di prenderla bene, organizzando gare culinarie, magari con gli uomini ai fornelli… Ma ne parleremo più avanti.

Banche e Assicurazioni. Ricordiamoci che tutto può essere ridiscusso. Il costo di un conto corrente o di una polizza può essere ridotto solo trovando il tempo di far visita all’agenzia. Sedetevi di fronte al vostro consulente e con aria convinta dite: “dobbiamo rivedere le condizioni, siamo fuori mercato.” Se proprio volete giocare duro, confrontate preventivamente i prezzi con quelli di altre compagnie. E se volete annichilire il vostro interlocutore mettetelo in concorrenza con le società on line. Nessuna compagnia tradizionale può competere con quelle telefoniche o in rete. Queste ultime non hanno personale o agenzie e possono limitare i prezzi all’osso. E’ vero: il rapporto personale con i  consulenti è importante, ma ognuno fa i conti con le proprie tasche.

Poi ci sono i discount, i vestiti comprati all’outlet, i gruppi di acquisto per generi alimentari e tutto ciò che rientra nella filosofia low cost.  La cosa che conta è che tutti i gestori dei servizi fanno affidamento sul fatto che i clienti o non leggono o non capiscono prezzi, tariffe, comunicazioni o, ancora, non hanno tempo e voglia di ridiscutere le condizioni.  In sostanza: le compagnie lucrano sul nostro sonno. Continuiamo a dormire?

 

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